Il patrimonio orologiaio di Pesariis

La presenza di abili fabbri, il brulicare di merci, uomini, idee e conoscenze in quella che, durante la Repubblica Veneta, era zona di confine, i contatti con altri paesi europei dove l’arte orologiaia era presente sono sicuramente elementi che hanno contribuito allo sviluppo di questa produzione in Val Pesarina a partire dalla fine del 1600.

L’orologio domestico, da parete, realizzato in ferro, mosso da pesi ovoidali legati a corde di canapa con pendolo corto oscillante davanti al quadrante è il primo frutto che nasce dalle sapienti mani degli artigiani locali. Successivamente un mercato ampio e solido è stato assicurato dagli orologi da torre realizzati dalle famiglie Capellari, Solari e Machin. In questo contesto si inserisce la storia della famiglia Solari che ha trasformato una produzione meramente artigianale in quella proto industriale prima e industriale poi con prodotti di qualità, affidabili e di lunga durata.

Cambiano i tempi e anche i materiali. Verso la metà del 1800 il ferro viene sostituito dalla ghisa, per il telaio, e dall’ottone per gli ingranaggi torniti e fresati con macchinari visibili al termine del percorso espositivo. Intorno al 1930 la carica avviene attraverso un motore elettrico applicato all’orologio da torre. Nello stesso periodo la mente geniale di Remigio Solari dà vita a un modo completamente rivoluzionario di proporre l’ora. Scompaiono le lancette e ore e minuti vengono stampati su palette rotanti che si girano come le pagine di un libro. Nasce l’orologio a scatto di cifre o a lettura diretta che trova il suo completamento nel calendario e nei teleindicatori, con palette a caduta, presenti in tutti gli aeroporti e stazioni ferroviarie del mondo. Negli anni cinquanta per assecondare un “mercato del lavoro” in espansione iniziano nuove linee di produzione con i marcatempo e i timbra cartellino di cui si ammirano evoluzione e design nella collezione del museo.